Dal 1° Volume de “Le Botteghe di una volta” di Corigliano Calabro, pubblicato dalla Libreria Il Fondaco il 10 aprile 2016
Giuseppe Campolo Consolato, conosciuto come Pippini ’u magghjèri, nasceva alla fine del ‘800 a Bocale Pellaro, un paesino della provincia di Reggio Calabria. Aveva sposato Antonietta Greco, sorella di uno dei migliori suonatori di chitarre battenti di Corigliano, mastro Ciccio Greco. Dopo una permanenza, per motivi di lavoro, a Carcare, un paesino della provincia di Savona, alla fine degli anni ’20 si trasferiva a Corigliano, in via Ospizio, esercitando l’attività di venditore ambulante nel campo della biancheria intima. 

Lo chiamavano Pippini ’u magghjèri perché, in particolare, vendeva maglie intime per uomini, bambini e donne. Nella vendita porta a porta lo aiutava il suo primogenito, Domenico, che ne ereditava, simpaticamente, anche il soprannome: Mimmo ’u magghjèri.

Domenico, che chiamerò in seguito semplicemente Mimmo, era un uomo molto responsabile e dotato di grande spirito di generosità. Infatti, ancora giovane, a seguito della perdita della sua cara mamma, insieme al padre, prendeva le redini della famiglia, lavorando con spirito di sacrificio e più di quanto un giovane della sua età soleva fare, per mandare avanti la sua famiglia numerosa. Erano anni difficili. Stava per scoppiare uno dei conflitti più disastrosi della storia: la seconda guerra mondiale. La profonda crisi economica che attanagliava il nostro paese costringeva Mimmo ad un lavoro sempre più duro, per portare un sudato pezzo di pane a casa.
Mi raccontava il figlio Peppino che suo padre con una semplice bicicletta, dotata di un grande portapacchi, pieno di maglie di ogni genere, partiva per i paesini più sperduti del Cosentino e del Catanzarese. Restava lontano da casa due, a volte anche tre settimane per vendere le sue magghje, alloggiando, spesso, nelle locande più modeste. Il ritorno a casa avveniva solo quando finiva di vendere la sua merce. Ma solo per qualche giorno. Il tempo necessario per sistemare un po’ le cose e riorganizzarsi per nuove avventure con il suo mezzo di trasporto, ripeto una bicicletta col portapacchi. Così partiva per altri paesini o per qualche fiera con il fagotto zeppo di magghje.
Durante questi giorni difficili, fatti di rinunce e di grandi sacrifici, da una città all’altra, esposto alle intemperie, il caro Mimmo maturava sempre di più l’idea di farsi una propria famiglia e aprire un negozio di tessuti a Corigliano. E così fu. In piena guerra, nel 1943, sposava Giuseppina Guidi, chiamata affettuosamente Pippinella. Una grande donna, sorella del mio amico professore Pietro Guidi. Una donna che saprà essere oltre che una adorabile moglie, una premurosa mamma di due splendidi figli, Peppino e Antonietta, nonché un’abile compagna di lavoro di Mimmo.
Alla fine degli anni ’40, Mimmo realizzava finalmente il suo grande sogno. Insieme alla moglie, apriva un bel negozio di tessuti, in via Roma al n°135 sutta l’Archi, di fronte ’a putiga ’i frutta e verdura ’i ri caccicannocchji. In questa bottega vendeva tessuti a metraggio, articoli di merceria, camicie, borsette, ombrelli, vestitini e le immancabili… magghje. Tutto a prezzi convenienti.
Caratteristica l’esposizione di alcuni articoli all’esterno del negozio. Una grande cornice che dava un aspetto particolare a questo straordinario locale, dove c’era di tutto, ma forse anche di più. E che dire, poi, della fantasiosa insegna. Una simpatica striscia di lenzuolo con la scritta: DA MIMMO U MAGLIARO (a tale proposito, per fortuna, esiste una straordinaria documentazione fotografica del 1952 della processione di San Francesco di Paola mentre è nelle vicinanze di questo grande negozio).
La collaborazione attenta e accorta di Pippinella e la grande abilità di Mimmo erano gli elementi principali del buon andamento di questa neo attività commerciale, frequentata da una numerosa clientela; in particolare da acresi e da molte persone dei nostri vicini paesini albanesi. Come dicevo prima, c’era di tutto. Ed era una tappa obbligata per coloro che dovevano acquistare qualche maglia intima di qualsiasi qualità. Mimmo, uomo impeccabile, elegante, di una finezza unica, si vestiva molto bene: in giacca e cravatta, e l’immancabile fazzolettino piegato nel taschino. In breve un uomo di classe. La sua eleganza, la sua gentilezza, il suo garbo, la sua galanteria lo rendevano un uomo particolarmente amabile. Dotato di grande intuito, capiva subito che era necessario trasferire la sua attività commerciale in locali più spaziosi per una migliore disposizione della merce. E così, alla fine degli anni ’50, si trasferiva in via Roma al n. 92. Un salto di qualità. Un negozio bene assortito soprattutto nel campo dell’abbigliamento. La merce era esposta ben ordinata sugli scaffali e dentro alle vetrine, dando un senso di eleganza a questo nuovo negozio, che da subito diventava una delle attività commerciali più importanti di via Roma. Mimmo per gli acquisti, a buon prezzo, della sua merce si recava, quasi sempre, a Napoli, lasciando l’attività commerciale nelle preziose mani della moglie, la carissima e indimenticabile Pippinella. Tifoso particolare della squadra di calcio del Napoli, Mimmo riusciva sempre a conciliare l’utile al dilettevole, cioè faceva coincidere il suo arrivo nella città partenopea con la partita di calcio del grande Napoli. Restava in questa grande città del Sud alcuni giorni per comprare tanta merce per il suo negozio, e in particolare abbigliamenti all’ultima moda, a prezzi convenienti. Uomo distinto, dall’aspetto signorile, non pernottava più, come un tempo, nelle modeste locande o pensioni di fortuna, ma in ottimi alberghi, con tutti i confort. Oramai erano lontani i tempi della bicicletta e del fagotto. Mimmo era diventato, dopo tanta gavetta, un affermato commerciante. Seguiva con estrema passione anche l’attività sportiva di suo figlio, Peppino, che, a metà degli anni ’60, era diventato un bravissimo giocatore di calcio. Mimmo lo seguiva dappertutto, e guai a chi, qualche volta, si permetteva di criticare le prestazioni sportive di Peppinuzzo, come affettuosamente soleva chiamarlo.
Ma ritorniamo all’attività commerciale di Mimmo e di Giuseppina.
Il loro negozio subirà altri due trasferimenti, sempre in via Roma. Il primo, alla fine degli anni ’60 al n. 103, di fronte al precedente; il secondo, al n. 63. La gestione era affidata soprattutto alla carissima Giuseppina, che con sapienza e competenza gestirà queste attività fino ai suoi ultimi giorni.
Nel 1988, per un banale intervento chirurgico, l’amatissima Pippinella ci lasciava per sempre. Lasciava la sua adorata famiglia e l’uomo che era stato il suo compagno di vita e di lavoro. Una grave perdita che segnerà la fine dell’attività commerciale. Infatti, pochi anni dopo, agli inizi degli anni ’90, questo famoso negozio di Corigliano chiudeva i battenti. La perdita della cara moglie, compagna inseparabile, segnava una profonda ferita nell’animo di Mimmo.
Mimmo ’u magghèri abbandonerà la vita terrena il 12 maggio del 2000. Con lui andrà via uno dei personaggi più popolari della Corigliano di una volta: l’uomo elegante, molto generoso, con il fazzolettino piegato nel taschino della sua giacca. Una straordinaria persona che ha lasciato un ricordo vivo in tutti noi.

di Giovanni Scorzafave


nella foto Mimmo Campolo e la moglie, Giuseppina Guidi
 


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