VII capitoletto - Il Milleseicento
Almeno tre i fatti notevoli del 1600: la costruzione della Torre del Cupo, il passaggio del feudo dai Sanseverino ai Saluzzo e l’arrivo di nuovi Ordini religiosi. Tutti hanno naturalmente una giustificazione. Cominciamo dal primo. Il territorio, si sa, è tormentato dalle continue aggressioni piratesche. In alcuni casi, le bande che sbarcano sulla spiaggia si spingono fino al paese e l’assediano. Bisogna, allora, prevedere tali sbarchi, per fronteggiarli meglio.

 Allo scopo, viene costruita al mare, nel 1601, una torre di guardia, la Torre del Cupo, per l’appunto, che, ristrutturata nei secoli, è ancora lì. A lato c’è già una costruzione del 1400, la Taverna, che serve come deposito delle merci e come riparo occasionale per gli operai; proprio nel mezzo viene elevata una chiesetta intitolata a S. Leonardo, probabilmente su di una cappella preesistente. Ampliata, diventa il futuro Santuario di S. Maria ad Nives o della Schiavonea.

Con questi interventi e con l’istituzione delle due Fiere, nella seconda metà del 1600, quella dei morti nel mese di novembre e quella dell’ascensione a maggio, Schiavonea cresce come centro urbano e diventa un’importante area commerciale.
A proposito della taverna menzionata sopra, non va dimenticato che nel territorio comunale funzionano nel tempo altre quattro taverne: quella del Coriglianeto sulla vecchia strada, quella di Ciaccio nella odierna zona di Cardame, quella di S. Mauro, nell’omonima contrada, ed infine, quella dell’Acquanova.
Ed arriviamo ai Saluzzo, ricca famiglia di origine genovese, che come tante altre famiglie di mercanti genovesi del tempo, decide di investire nel Meridione governato dagli Spagnoli.
La messa in vendita del feudo di Corigliano, da parte del Regio Fisco, per debiti, è un’occasione ghiotta per i Saluzzo, che già da tempo guardano con interesse a questo comprensorio. Il passaggio di proprietà avviene il 15 giugno del 1616 per la ragguardevole somma di 315mila ducati. Ha termine, così, con un semplice atto notarile, la lunga signoria dei Sanseverino, iniziata nel lontano 1192.
Per Corigliano comincia una fase nuova, che si sviluppa tra alti e bassi. Per ora, annotiamo soltanto un buon intervento di restauro sul castello, nonché un calo dell’agricoltura e della popolazione a metà secolo, in coincidenza d’una epidemia di peste nel 1656. Gli abitanti sono intorno a 5.600.
Un ricordo a parte merita l’episodio che segue: Agostino Saluzzo, nel 1649, viene insignito dal Re di Spagna del titolo di Duca, come premio alla sua fedeltà. Un anno prima, infatti, ha la meglio su una sommossa ordita dalla fazione filofrancese, che è già attiva a Corigliano e nei dintorni.
Per la Chiesa, il 1600 è un secolo d’oro, certamente per il nuovo spirito missionario che segue alla Controriforma ed al Concilio di Trento. A Corigliano nascono il convento dei Fatebenefratelli di S. Giovanni di Dio, adibito ad ospedale, il monastero delle suore Clarisse di S. Chiara, presso il quale vengono monacate nel tempo anche le giovinette delle famiglie ricche e nobili della città, il convento e la chiesa dei Domenicani, infine, il convento e la chiesa di S. Maria di Costantinopoli dei Minori Riformati. Alla fine del secolo si contano ben 25 chiese, molte delle quali, purtroppo, non più esistenti.
Alla lista dei Vescovi, se ne aggiungono altri tre: Pietro Macrì, inviato nel 1635 a Policastro, Giovanni Battista Ponzio nel 1682 ad Umbriatico ed il fratello Giuseppe Ponzio nel 1690 sempre ad Umbriatico.
Nello stesso periodo nasce ed opera, poi, fino al 1806, un’Accademia culturale, detta degli Oziosi, della quale poco si sa.
Di uomini illustri nel secolo ce ne sono e di grande spessore: Girolamo Garopoli, Arciprete di S. Maria della Piazza, antispagnolo e famoso autore de Il Carlo Magno, Francesco Longo, detto il Coriolano, Provinciale dei Cappuccini ed autore di opere ecclesiastiche, infine, Pier Tommaso Pugliesi, dotto frate carmelitano ed autore della prima Istoria apologetica dell’antica Ausonia oggi detta Corigliano.
Alle famiglie già note si aggiungono quelle dei De Novellis, dei Garetti e dei Malavolta.

 


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