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Tempo di guerra-La banconota italiana da 10 lire,con falce e martello


Il 1944,eravamo ancora in guerra e,al Nord,c'era la RSI. Nel Sud,uno screditato Regno d'Italia. Nel governo del Sud,a guida Badoglio,c'erano anche comunisti e socialisti che scalpitavano,nella "certezza" che, l'Italia,ormai,a guerra ultimata,sarebbe diventata un paese boscevico.

Era l'effetto dirompente esercitato dall’avanzata dell'Armata Rossa,il cui "Sol dell'Avvenire" irradiava gloria e accreditava credibilità e capacità governative alle bande partigiane italiane,quelle di "fischia il vento "scopiazzata dall'inno sovietico dei cosacchi della steppa "oh Katyuscia, mia cara Katyuscia".
Mentre “bella ciao” i partigiani non l’hanno mai cantata,come vogliono darci a intendere “ad ogni pisciata di gatto”,e non ne conoscevano nemmeno il motivo che,invece ,era limitato alle mondine del vercellese,per una diffusa canzone che narrava le fatiche del loro lavoro.Assurse ad inno partigiano solo ne ‘47, a guerra già finita,in un congresso della gioventù comunista, tanto per non sfigurare con la solita “fischia il vento”il cui motivo era ben conosciuto come “Made in URSS”.e non aveva nulla di “italiano”,tantomeno il vento (della steppa) e non vi dico la “bufera” frammista al nevischio in sponda Volga.
Nel ‘44 i comunisti si illudevano di essere unici eredi legittimi dell’ex potere fascista,che,ormai si identificava col più "forte" (per via del mitra) e non della legalità democratica. E facevano di tutto per anticiparne l'avvento.
E i democristiani,intimoriti,lasciavano fare,incosapevoli della forza di cui disponevano:LA CHIESA CATTOLICA ED IL PAPA. Togliatti e Nenni vollero bruciare i tempi e battere,subito,una banconota,senza la scritta Regno d'Italia,per acclimatare gli italiani,prefigurando,in modo spiccio,la caduta della monarchia, anche se ciò si verificherà nel referendum del '46. Insomma,avevano fretta.
E intanto,chi veramente,in misura spropositata moriva,per dare la Libertà a noi italiani,erano John,e Bill e George.Mica Igor e Ivan e Juri.
E visto che c'erano,vollero "precorrere" i tempi,"assodato che, tutto,ormai,faceva presagire la vittoria di comunisti e socialsti, sull'onda della ormai "certa" vittoria partigiana, sull'onda del "vento del nord",adottando la simbologia comunista di "falce e martello",subdolamente e vagamente mimetizzata nell'oleografia ottocentesca che esaltava gli strumenti del lavoro.
Gli andò a fagiolo un bozzetto,reperito negl archivi del Poligrafico dello Stato,opera del designer Mataloni,eseguito nel 1914,di gusto ancora ottocentesco,in tardo stile Liberty, carico dei significati allegorici della mistica del lavoro,e mai giunto agli onori della stampa.(figurimoci se il re,allora,avrebbe gradito una banconota senza il marchio REGNO D'ITALIA).
Peraltro,quel bozzetto,eseguito in epoca non sospetta,e senza palesi intenti politici,avallava una scelta non tanto smaccatamente faziosa,ma assecondando la simbologia, allora assai diffusa,dell’esaltazione del lavoro e di tutti gli attrezzi del lavoro.Quindi la scelta di Mataloni non poteva essere attribuita a "subdoli intenti propagandistici". A distanza di trent’anni fu riesumato quel bozzetto che andava proprio “a fagiolo” alle mire dei socialcomunisti.
In fondo la falce non era quella classica della falce e martello sovietica,ma nella versione “Falcione”,ed il martello,poi,non era un martello,ma una “Mazza”.Ma anche il più sprovveduto si poteva render conto che sempre di“falce e martello”si trattava. E democristiani e liberali e repubblicani si cacavano sotto e ...cedevano.
E fu così che l’Italia fu il primo paese europeo,dopo l’URSS, ad emanare una banconota con i simboli del bolscevismo. Però con una differenza sostanziale.Con quella banconota che anch’io ho maneggiato,dall’adolescenza fino ai vent’anni,ci potevi comprare alcuni beni di consumo voluttuario,come la cioccolata,che,comunque era reperibile ed a prezzo contenuto. Laddove in URSS ed in tutti i paesi satelliti,era un genere raro riservato allo spaccio della polizia o del sindacato o del partito (e non osate chiedermi quale),mentre nelle scuole veniva,con furore,propagandata la messa al bando di quella ghiottoneria capitalista che era “causa di carie” cominciando dall’infanzia. Salvo poi,visitando quei paesi,rendermi conto della diffusione, là sì in modo massicciamente endemico,della carie.
Ma torniamo alla banconota.
Nemmeno Tito,satrapo e dittatore assoluto della Jugoslavia, ebbe tanta fretta a volere una banconota con falce e martello, sebbene già nel 1944 controllasse gran parte della Jugoslvia. Aspettò almeno la fine della guerra e,nel 1946,finalmente, emise una banconota da 100 Dinari,parente stretta della nostra 10 Lire,che ricalcava fedelmente i simboli del bolscevismo,anche quì“mitigati”dallo stesso lungo falcione e dalla stessa pesante mazza.
Ed era TITO.
Da noi no.I rossi avevano fretta di bolscevizzare l’Italia,a cominciare, per il momento,dal Sud.Poi sarebbero stati i partigiani ad imporla anche nel Nord Italia,quando i giochi sarebbero stati già fatti.
I giochi.
E fu,probabilmente “per gioco”,che quella banconota fu tenuta in circolazione fino al 1953,quando qualcuno,finalmente,si accorse che l’Italia non era un paese comunista.Per fortuna.Sia nostra che degli stessi comunisti italiani.Probabilmente più per fortuna loro che nostra,almeno a cominciare dalla...cioccolata che,per poterla assaporare,avrebbero dovuto aspettare per oltre cinquant’anni, quando,provvidenzialmente,crollò quel muro.trascinandosi dietro i miti ed i riti di una feroce utopia che privava quei sudditi,non solo della cioccolata (e passi) ma...del latte,della carne,del pane e... continuate voi che io mi sono...rotto,al pensiero di quelle estenuanti e vergognose file alla porta dei negozi di alimentari,per non dire di quelle ai negozi di “papir” (cartolerie) per l’acquisto della ...carta igienica (quando si spargeva la notizia dell’arrivo di un contingente di ...rotoli di quella che più di una carta igienica sembrava,e non esagero, ”carta vetrata”.
E non vi dico le gioie del “bus del cul”. E se qualcuno ha qualcosa da dire...o da ridire,me lo può dire sottoscrivendo con nome e cognome (non pseudonimi) e numero di telefono ed indirizzo email,sarò lieto di dargli...soddisfazione e chiarimenti.


Ernesto SCURA

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