1942. Gli Aceto, con abitazione al 2º piano, sopra il mio, erano una famiglia numerosa, orfani di un grand'invalido della 1ª Guerra Mondiale. La madre, "Zia Peppina", era una donna instancabile che seppe far fronte alla mille difficoltà economiche, aggravate, anche, dalla carestia dovuta alle restrizioni alimentari della guerra.

 Dei quattro figli maschi rimasti in casa (due, maggiori, erano già sposati), Giovanni era il più grande, ed era l'unico che lavorava, da bigliettaio, nell'azienda di autolinee di mio padre. Gli altri tre erano studenti di scuola media e liceo. 
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Commenti   

+2 #2 Pino Cara 2017-05-17 10:44
Anche da un racconto letto per caso, puoi avvertire "il senso della vita". Intensa e commovente. Che bella storia!
Una storia triste, amara, per alcuni straziante, ti fa conoscere la dignità umana di gente semplice che appartiene alla STORIA.
Grazie.
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+2 #1 Concetta Tiano 2017-05-17 08:44
Grazie per aver condiviso con noi i Suoi ricordi ! Racconti affascinanti, carichi di tenerezza, amicizia, solidarietà. Sentimenti che, purtroppo oggi col benessere, sono mutati, si sono indeboliti.
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