Essendo uscito col sole … non pensavo stamane di trovare in collina la prima neve di stagione ! Ma com’era l’inverno qualche decennio fa ?
“ Era bello per me e per i miei fratelli aspettare allora , con trepida ansia , i mesi invernali ! L’inverno faceva paura a molti : ma l’orco buono avrebbe portato col freddo e la neve anche le castagne infornate , il braciere a carbone , il cappotto pesante , gli stivali , il sorbetto al miele di fichi , i fichi secchi con le mandorle dentro e le noci ; e poi i dolci natalizi : < crustoli > < pasta confetta > < giurgiulena> .

     Allora in paese nevicava spesso ed i terrazzi delle case si riempivano di neve abbondante … che vi rimaneva a lungo. Spesso io e mio fratello Geni sentivamo discorrere pacatamente nostra madre con la sua madrina. Diceva quest’ultima :
“ Quest’inverno , cara Ceschina , sarà duro da passare ! Ricorda il detto < Prima di Natale né freddo né fame … ma dopo Natale … friddi e fami ! > Al che nostra madre rispondeva , quasi a volerla rincuorare … “ Il mese più brutto è gennaio , madrina , e dopo ch’è passato …!> In realtà l’inverno era lungo da passare … Non c’era annata che le montagne , che recingono il paese , non s’ingravidassero abbondantemente di neve ; da Piano Caruso al Baraccone alla Presila : ricca di boschi e di pini maestosi .
Scendeva la neve fin sui tetti delle case e ci restava fino a Pasqua … Nostra madre pressava la neve dentro cassette di legno , foderate all’interno di candide tovaglie : avremmo mangiato sorbetti … fino all’inoltro della primavera . Né c’era pericolo che il primo solicello la facesse sciogliere.
Io e mio fratello , dopo le piene nevicate , ce ne andavamo nel terrazzo addormentato sotto l’ampia coltre , muniti di caldi stivaloni , calzoni alla zuava e giubbotti: ciascuno avendo in mano un coppino che avevamo prelevato dagli arnesi custoditi nell’attigua cucina . Allungando il braccio , facevamo scivolare il coppino sulla neve …tenendo la parte concava a contatto di essa … poi lo ritraevamo verso noi stessi : ne venivano fuori palle di neve grosse come melagrane . Ne accatastavamo una bella montagnola e , quindi , ci appostavamo all’estremità del terrazzo , da dove aspettavamo il passaggio di zio Ciccio tutto intabarrato nel suo nero mantello . Quando costui passava sotto il terrazzo , scagliavamo qualche innocua melagrana di neve sulla sua coppola … e non fallivamo certo il bersaglio . Zu Ciccio incassava ed imprecava … poi alzava la testa per vedere donde mai provenissero quelle raffiche di neve . In quel preciso istante , puff : una successione di palle di neve si abbatteva sulla sua testa … tanto che il malcapitato era costretto a nascondersi il viso con una porzione di mantello e a camminare alla cieca per un breve tratto …biascicando in cuor suo qualche bestemmia !... “ da <Gente di paese>

** Noi ragazzetti un tempo giocavamo con le palle di neve … ma oggi tanti ragazzi , in tante parti del mondo , sono costretti a giocare con le palle di fuoco !!!

 


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