Una interessante sentenza è stata emessa dal Tribunale di Castrovillari, che si è pronunciato pochi giorni fa su una vicenda connessa ad altra già in passato assurta agli onori della cronaca e già oggetto di indagini della magistratura inquirente in ordine all’indebita percezione di finanziamenti comunitari di cui alla legge 488/92.

 I fatti: in seguito alle indagini della Guardia di finanza risalenti a circa sette anni fa i vertici di una nota società operante nel territorio coriglianese nel settore della profilatura di metalli, la C.L. Srl poi fallita, venivano denunciati dalla Guardia di Finanza per bancarotta fraudolenta per avere sottratto liquidità all’azienda per oltre due milioni di euro. Infatti i finanzieri appuravano che dal 2003 al 2005 gli amministratori avevano evidenziato nei bilanci d’esercizio passività inesistenti e distratto beni della società sottraendoli all’attivo fallimentare mediante il prosciugamento di liquidità in modo sistematico e continuativo. Ricordiamo che già prima i vertici di tale società venivano indagati nell'ambito di una ipotizzata truffa finalizzata alla concessione di finanziamenti pubblici provenienti dalla legge n. 488/92 e poi raggiunti da una misura cautelare in carcere, mentre gli immobili intestati alla compagine venivano sottoposti a sequestro preventivo con decreto emesso dal Gip nel 2006, tra i quali un opificio sito nella zona industriale di rilevante valore. Detto ultimo immobile veniva nel 2005 artatamente e fraudolentamente venduto dalla società fallita ad altra compagine senza di fatto mai percepire il relativo corrispettivo dichiarato nell'atto pubblico di vendita che avrebbe dovuto ammontare ad oltre un milione di euro ed ove in realtà gli assegni emessi in pagamento non venivano mai portati all'incasso e ciò per consentire a quest'ultima una parvenza d'iniziativa imprenditoriale finalizzata all'ottenimento dei contributi pubblici. In seguito alla dichiarazione di fallimento il giudice delegato dell'epoca, dott. Vincenzo Quaranta, nominava nel 2010 l'avv. Carlo Cardile , giovane cassazionista coriglianese, per le opportune iniziative il quale esperiva per la curatela fallimentare azione giudiziaria innanzi all'ex Tribunale di Rossano volta alla declaratoria della inefficacia della suddetta compravendita in quanto simulata e lesiva della massa creditoria che si vedeva privare fraudolentamente di un rilevante cespite su cui soddisfarsi. Successivamente il filone penale relativo alla ipotizzata truffa ex legge 488 si arenava nelle secche della prescrizione, ma l'azione civile curata dall'avv. Cardile andava a buon fine: attraverso la preziosa testimonianza dei militari operanti della Guardia di finanza citati dal suddetto legale ed escussi nel processo, il cassazioni sta coriglianese riusciva a dimostrare in giudizio il fondamento delle proprie tesi in conseguenza delle quali il tribunale di Castrovillari con sentenza di pochi giorni fa revocava e dichiarava inefficace la suddetta fittizia cessione milionaria dell'opificio. 

 


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