Con la tesi dal titolo: “La funzione pedagogico didattica del gioco nella fase pre adolescenziale” la dott. Elvira Scaramuzza, relatrice prof. Rosita Paradiso, ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze religiose presso l’ISRR “San Francesco di Sales” di Rende.
Cara Elvira,
ho sempre pensato che avrei dovuto preparare per tempo una lettera in occasione della tua laurea magistrale, però eccomi qui a scriverti qualche giorno dopo il raggiungimento di questo importante traguardo culturale, umano e didattico.

 Perché, in fondo, queste parole stanno nel mio cuore da tanto tempo, forse sin da quanto hai deciso di intraprendere gli studi universitari in un momento della tua vita dove il tempo poteva sembrare un tuo imprevedibile avversario, parole, concedimi la franchezza invecchiate con me e che continueranno a farlo.

C’è stato sempre qualcosa di molto speciale che mi lega a te, e che va oltre il fatto che sei mia moglie: è piuttosto un senso di empatia forte e profondo da quando i tuoi passi si sono incrociati con i miei, e sin da allora che ho sentito in maniera intensa le tue forze e le tue debolezze, la tua rabbia e la tua gioia.
Sei profonda, forte, coraggiosa, determinata e amabile tanto quanto sei tenera, indecisa e indifesa. Non so dirti se questo continuo squilibrio interiore col tempo passerà, per quello che mi riguarda non è mai passato. Semplicemente cambia, cresce, a un certo punto lo sai riconoscere, controllare, ci sai convivere. Fino a che non lo vivi come ricchezza.
Personalmente ho imparato a diffidare di chi è troppo certo e sicuro, piantato e inamovibile sui propri pensieri. La vita è un’evoluzione imprevedibile, meglio prepararsi con elasticità altrimenti rischia di spezzarti. Mi conosci abbastanza da sapere che fatico davanti ai cambiamenti, credo di restituire elasticità al mondo che mi circonda ma di concederne molto poca a me stesso. Ed è un atteggiamento che pago parecchio. La vita mi ha pian piano insegnato a essere più indulgente verso le pretese che ho nei miei confronti, verso le aspettative che ripongo nel prossimo o negli affetti talvolta così scarsamente restituiti. Qualche successo c’è stato, e quando me ne accorgo ne sono immensamente felice. Sto meglio. Non ho nulla da insegnarti, ma tanto da raccontarti perché l’esperienza maturata la voglio condividere con te. E tempo per ascoltarti. Come vuoi, quando vuoi e quanto vuoi. Stando anche in silenzio se necessario. Sapessi quante volte ho chiesto a chi mi sta intorno, e con i quali condivido buona parte della quotidianità lavorativa, di tacere e ascoltare, di farmi parlare, gridare, piangere, ridere e basta. Anche questo talvolta aiuta, parlando ci si ascolta e non è cosa da poco.
Una canzone che amo molto dice: “Ci vuole del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti“. Non voglio dire che “l’adultitudine” vada ostacolata, anzi, è una sensazione bellissima, ma tenersi sempre qualcosa di fresco, allegro, pronto a cambiare nel cuore aiuta a crescere e questa è un’altra cosa che ho imparato da quei pochi amici veri che frequento.
Il traguardo che hai conseguito nei giorni scorsi è una tappa si importante del tuo percorso socio-culturale-didattico, ma una tappa, perché ci sono ancora altre tappe importanti da conquistare per raggiungere il traguardo. Attraverso questo percorso universitario hai dimostrato, prima di tutto a te stessa, che l’età conta relativamente quanto si vogliono raggiungere risultati desiderati e voluti con determinazione. Ed è proprio per questo che la meta raggiunta ha un sapore fin troppo particolare ed entusiasmante.
Volevo scriverti una lettera più importante, ma è venuta così. Forse è meglio: per come corre veloce la mia testa in questo periodo, sarebbe diventato un polpettone. Fatto di cosa poi non so… Quante notti hai passato a preparare gli esami? Quante volte sei rimasta chiusa in casa per studiare più ore possibile? Quante volte ti sei chiesta “Ne varrà la pena?”. Ecco, ne valeva proprio la pena! Hai davanti ancora tanta strada da percorrere, che cercheremo di affrontare insieme, strada che sarà talvolta bella, talvolta da dimenticare e altre volte uno spettacolo. Comunque sia, una strada da godere. Non ti svendere mai. Complimenti Dottoressa, sei stata grande! Sono felice e orgoglioso di te. Ti voglio bene, Elvira.
 

 


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